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Colmurano |
Abitanti 1234 m.
414 s.l.m.
kmq. 11,17
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Adagiata sulla sommità di un colle,
a 414 m s.m., raccolta attorno alla sua chiesa parrocchiale, sorge
Colmurano, tranquilla e laboriosa.
Dalle sue vie si esplora il luminoso panorama che verso l’interno,
ha limite nei non lontani Monti Sibillini e altrove, invece, si
perde nella successione delle dolci colline e nelle vallate circostanti.
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Formatosi forse come pagus della romana Urbs Salvia, di quel
periodo conserva ancora l’origine del nome che deriva dalla
fusione del termine “colle” con un nome personale
romano, probabilmente Murius, utilizzato come aggettivo ed indicante
il proprietario della zona.
Grazie alla maggiore difendibilità del luogo, nell’alto
medioevo cosituì rifugio per parte della popolazione di
Urbis Salvia che rinunciò alla sistemazione in pianura
allo scopo di sfuggire alle invasioni e alle scorrerie, sempre
disastrose, dei molti eserciti che transitavano nella Marca.
Fu poi sottoposta per vari secoli a Tolentino che ne controllava
l’elezione del Podestà e dei Priori.
A testimonianza della formazione medievale restano ancora tratti
di mura castellane risalenti ai secc. XIV e XV, rafforzate da
bastioni e da un torrione a difesa della porta S. Rocco, ultima
rimasta degli antichi accessi cittadini.
Tra le testimonianze artistiche di maggior rilievo è da
ricordare la chiesa parrocchiale di S. Donato, ricostruita nei
primi decenni del secolo scorso dall’architetto tolentinate
Giuseppe Lucatelli. A pianta centrale, conserva una porticina
da reliquiario per la quale fu utilizzato un piccolo stendardo
ligneo rappresentante la Crocefissione con la Madonna e S. Giovanni,
attribuito a Nobile da Lucca (fine sec. XV – prima metà
sec. XVI), che fu il capostipite della scuola pittorica caldarolese.
La chiesa della SS. Annunziata si distingue per il portale in
cotto decorato con motivi floreali e per la presenza, nella facciata,
di pregievoli bacini maiolicati risalenti alla fine del ‘300
e alla prima metà del ‘400. Alcuni ricordano nella
decorazione quelli del chiostro della Basilica di S. Nicola, o
i pochi rimasti ad ornare gli archetti ciechi dell’abside
della chiesa di S. Francesco, ambedue a Tolentino.
All’interno, nella nicchia dell’altare di sinistra,
un pregievole affresco raffigurante il Presepio e attribuito a
Giovanni Andrea de Magistris di Caldarola che lo eseguì
nel 1560.
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