L’amenità del clima, l’aria pura, la natura
incontaminata ne fanno un ricercato luogo di turismo anche residenziale.
A parte le molte ipotesi fantastiche, sembra probabile che la
sua denominazione derivi dal nome del Santo omonimo.
L’origine medievale è documentata dal caratteristico
impianto urbanistico e dalla presenza di tratti della cerchia
muraria risalente almeno al sec XII. È il periodo in cui
San Ginesio va acquistando notevole potere, condizione che gli
permette di opporsi alla politica espansionistica di Fermo ma
non all’inserimento nel sistema egemonico dei Varano fino
al sec. XVI quando entra a far parte dello Stato della Chiesa.
Un paese tanto ricco di storia e di tradizioni non può
non esserlo anche di opere d’arte siano esse immerse nella
luce tranquilla delle strade o nascoste nella penombra antica
delle chiese. Unico e carico di suggestione l’Ospedale si
S. Paolo, detto “dei pellegrini” sotto al cui porticato
si rifugiavano quanti di lì passavano nel corso dei loro
faticosi viaggi verso Roma; ricche di significato le porte di
accesso alla città, mute testimoni di una vitalità
e di una operosità che continua nel presente.
La Collegiata, intitolata alla S.S. Annunziata, risale al sec.
XI ma è stata più volte restaurata e rifatta in
alcune parti. Romanica la parte inferiore della facciata, gotica
e dovuta ad Enrico Alemanno quella superiore (1421). Romanico
anche l’adiuacente campanile la cui parte terminale fù
però ricostruita nel sec. XVII.
All’interno sono conservate numerose opere d’arte
di autori illustri: Malpiedi, S. de Magistris, Pomarancio, Zuccai,
cerchia del Ghirlandaio, del Perugino, Pietro Alemanno, Stefano
Folchetti… Nel sottostante oratorio di San Biagio, risalente
alla fine del sec. XIII, si possono ammirare i pregevoli affreschi
di Lorenzo Salimbeni datati 1406.
Nei pressi della collegiata, la chiesa di S.Francesco conserva
della sua costruzione originaria (se. XIII) un bel portale e l’abside
poligonale. Di notevole pregio all’interno, tra gli altri,
gli affreschi di scuola grottesco-riminese che narrano storie
della vita di S. Francesco (sec. XIV).
La duecentesca chiesa di S. Michele Arcangelo (sec. X) dal bel
portale gotico con l’edicola del Folchetti; la chiesa sei
SS. Tommaso e Barnaba (1365) con il portale romanico ornato da
sculture rappresentanti gli strumenti della passione e l’incredulità
di S. Tommaso; la chiesa di S. Gragorio, dalle forme neogotiche,
con opere di Folchetti e del Barocci.
A qualche chilometro da San Ginesio, lungo la valle del Piastra,
s’incontra l’abbazia benedettina delle Macchie nata
intorno al Mille.
Notevole, nella chiesa ad una sola navata, la cripta divisa in
sette navatelle da colonne in laterizio ad eccezione delle quattro
più vicine all’altare recuperate da qualche costruzione
romana; alcuni capitelli recano decorazioni scolpite che indicano
il sec. XII come epoca probabile della costruzione del suggestivo
ambiente.
Il convento di S. Liberato fu fatto costruire nel 1274 dai signori
di Brunforte per custodire i corpi di S. Liberato, seguace di
S. Francesco e i suoi compagni. Stefano Folchetti vi dipinse nel
1498 una Madonna con S. Liberato e S. Francesco, conservato ora
nel museo civico ricco di reperti archeologici, di iscrizioni
e di notevoli opere d’arte: tra tutte, per i suoi nessi
con la storia della città, la tavola che raffigura S. Andrea
e la battaglia tra ginesini e fermani, avvenuta nel 1377, assegnata
a Nicola da Siena.
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